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Audizione in Senato del Credito Cooperativo sulle nuove norme europee in materia bancaria.

Pubblicato il 23 maggio 2017 alle 17:14
 
 

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Le proposte emendative presentate da Federcasse. Puntare ad un “single Book with proportionate rules”. 

Audizione, oggi a Roma, di Federcasse (l’Associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali italiane) guidata dal Presidente Augusto dell’Erba presso la VI Commissione Finanze e Tesoro del Senato, nell’ambito della Indagine conoscitiva per l’istruttoria delle proposte legislative dell’Unione europea in materia creditizia.

La delegazione di Federcasse era composta, oltre che dal Presidente, dal Direttore Generale Sergio Gatti, dal Vice Direttore Generale Roberto Di Salvo e dal Responsabile del Servizio Studi e Relazioni Internazionali Juan Lopez. 

“La tradizionale sensibilità della Commissione Finanze e Tesoro del Senato – ha esordito il Presidente di Federcasse – e in particolare del Presidente Marino per la trattazione delle norme europee, sin nella “fase ascendente” del processo normativo, è la migliore garanzia affinché – anche in questa occasione – possa svolgersi un momento di serio approfondimento e di ampia proposta politica”.

“Il ruolo del nostro Parlamento è essenziale in questa fase. Compete, infatti, alle Autorità legislative nazionali il delicato compito di commentare le proposte formulate dalla Commissione UE, ma anche di proporre alla stessa Commissione una visione “alta” dei provvedimenti che hanno un impatto diretto su tutti i cittadini europei”. “Riteniamo – ha proseguito dell’Erba – che sia questo l’approccio e lo spirito con i quali concorrere a riequilibrare la consueta prospettiva – prevalentemente tecnicistica – a partire dalla quale si sono troppo spesso elaborate sino ad oggi le regole bancarie, soprattutto in tema di prevenzione e gestione delle crisi”.

“Il nostro contributo all’Indagine conoscitiva voluta dalla Commissione Finanze e Tesoro del Senato si inserisce in questa cornice di responsabilità nell’alveo del Parlamento. E non certo “contro”, ma “con” il legislatore e il regolatore europei, anche laddove li si inviti a compiere passi più decisi e in direzione diversa rispetto a quelli sinora compiuti”.

Per Federcasse, “dopo tre anni di Unione Bancaria, un primo bilancio complessivo fa emergere che l’impatto della rivoluzione normativa ha pesato in modo tutto sommato tenue sul modello di banca capitalistica, mentre ha inciso in modo indubbiamente intenso sul modello e sulla governance cooperativa, rischiando di travolgerli”.

Questo, per il Credito Cooperativo, è avvenuto per tre ragioni:

1.Il pluralismo delle forme e delle finalità d’impresa (non solo massimizzazione delprofitto ma anche massimizzazione dei vantaggi, inclusione e sostenibilitàintergenerazionale delle banche) non sono presenti nell’approccio culturale epolitico di parte rilevante dei Governi e delle Istituzioni europee;2

2.Nonostante in Europa la spina dorsale dell’economia sia costituita dallepiccole e medie imprese, è stato adottato un approccio normativo unico per tutti gli intermediari finanziari e indipendente dal modello di business e dalla dimensione e dalla capacità di servizio al 95% delle imprese.

3.Le riforme in campo bancario e la nascita dell’Unione Bancaria, al pari dellepolitiche macroeconomiche di austerità, non hanno voluto o saputo tenereconto delle ricadute sociali di alcune scelte che sono risultate pro-cicliche(credit crunch di origine normativa) e incapaci di ristabilire una fiducia diffusa.

“Ne è nato – ha proseguito dell’Erba – l’approccio cosiddetto della “taglia unica” (one size fits all) che ha disatteso il principio di proporzionalità e ha contribuito a far nascere una “questione bancaria” che risulta di difficile soluzione se non cambiano le politiche, le policy e alcuni strumenti”. “Questo – ha precisato – non vuol dire negare debolezze o ritardi per affrontare i quali servono determinazione, equilibrio e visione complessiva.

Principio di proporzionalità “che rappresenta un cardine della legislazione e trova naturale ed esplicito riconoscimento anche nell’impianto normativo in materia bancaria e finanziaria sia internazionale sia europeo. Ciononostante, è la sua concreta declinazione a restare spesso inapplicata, perché particolarmente laboriosa”.

La proposta del Credito Cooperativo. Un cambio di approccio alla normativa.

Federcasse chiede che sia la legislazione di primo livello a contenere indicazioni chiare e precise, con previsione di misure e obblighi determinati, che rappresentino un mandato ineludibile per i livelli normativi inferiori. Proponendo così di superare l’attuale proporzionalità “caso per caso” (o detail driven) a favore di una proporzionalità “strutturata”: ovvero, obiettivi identici di policy, ma con modalità differenziate per categorie diverse di destinatari, modalità definite già a livello primario. 

L’approccio “casistico”, anziché rappresentare una flessibilità capace di realizzare una migliore applicazione del principio, si legge nella Memoria presentata in Audizione, ha finito per accrescerne la sfuggevolezza, la complessità e l’incertezza, determinandone nei fatti il fallimento. Di qui il peso eccessivo, e ingiustificabile, di norme su intermediari che non sono in grado di far fronte agli elevati – e inutili – costi regolamentari.

Già nel 2012, il Credito Cooperativo introduceva nel dibattito il concetto di double rule book in contrapposizione al single rule book, illustrandolo anche in diverse audizioni parlamentari. Oggi potremmo puntare, con ulteriore determinazione e sano realismo, ad un single book with proportionate rules. 

Ricordando inoltre che le BCC (banche “less significant” nella terminologia bancaria europea) non hanno causato la crisi e che anzi, unanimemente, sono indicate per aver saputo contrastarne gli effetti più perversi continuando a sostenere famiglie ed imprese con una confermata capacità anticiclica – dell’Erba (citando uno Studio della Banca d’Italia del 2016 che evidenziava come le banche di territorio negli anni 2007-2014 abbiano erogato più credito a costi più bassi e che la rischiosità del credito delle BCC si sia mantenuta in linea o più contenuta rispetto alla media dell’industria bancaria a parità di tipologia di prenditore) – ha sottolineato il valore della riforma del Credito Cooperativo e la sua originalità che si basa sulla integrazione delle singole banche nei Gruppi Bancari Cooperativi. “Un modello – ha sottolineato – inedito in Europa. Dove hanno trovato un difficile equilibrio elementi 3

apparentemente opposti, quali autonomia e controllo, localismo e centralità, carattere mutualistico e carattere capitalistico”.

Gli emendamenti proposti da Federcasse 

Gli emendamenti proposti da Federcasse adottano – come primo e fondamentale criterio – la natura multidimensionale della proporzionalità.

A titolo di esempio molto concreto:

a) sulle norme relative alla governance e alle politiche di remunerazione, si propone un adeguamento dei parametri fissati dalla Commissione per tener conto in maniera effettiva della diversa dimensione delle banche;

b) i requisiti di reportistica e disclosure associati all’introduzione del MREL si ritiene debbano riflettere meglio sia la taglia sia la rischiosità dell’istituzione;

c) per evitare la penalizzazione di modelli di business orientati alla clientela retail, appare altrettanto necessario modificare la definizione di depositi al dettaglio contenuta nelle misure sulla liquidità;

d) il tema delle partecipazioni di minoranza rileva al fine di un pieno riconoscimento dell’efficacia dei meccanismi stabilizzatori dei gruppi e network cooperativi;

e) le norme sui requisiti di capitale come quelle sul calcolo delle grandi esposizioni vanno corrette per evitare una rigidità eccessiva;

f) nel rispetto della corretta valutazione dei rischi, la modulazione dello norme può funzionare come leva di sviluppo. E questo è essenziale nell’attuale momento storico. L’introduzione dello SMEs supporting factor (su forte e compatta richiesta delle imprese e delle banche italiane quattro anni fa) ha contribuito a sostenere l’erogazione del credito alle PMI, determinando una riduzione dell’assorbimento patrimoniale (che per le BCC si è tradotto in un risparmio di fondi propri prossimo ai 600 milioni di euro).

Il Credito Cooperativo valuta con favore la conferma (non scontata) e l’estensione della misura proposte dalla Commissione UE. Federcasse ritiene che lo stesso approccio debba essere efficacemente utilizzato per le imprese dell’economia sociale per lo sviluppo delle quali, anche alla luce del nuovo Codice del Terzo Settore appena varato dal Governo italiano, potrà risultare un volano efficace.

Sulla base di questo approccio il Presidente dell’Erba è successivamente passato ad elencare puntualmente le principali tra le 23 proposte emendative alle Direttive ed ai Regolamenti (CRD IV e BRRD, CRR e SRMR).

Il Presidente dell’Erba ha quindi espresso piena condivisione con le posizioni dell’ABI in merito a due aspetti strategici rilevanti: – la realizzazione di un’unificazione e semplificazione normativa da attuare tramite la redazione di Testi unici europei per banca e finanza; – la definizione del c.d. “Terzo pilastro” dell’Unione Bancaria, che dovrà prevedere, oltre alla mutualizzazione del rischio su scala europea, anche la possibilità di interventi precoci da parte degli schemi nazionali di garanzia. Pieno accordo con ABI, infine, in merito ad un 4

assolvimento graduale del requisito MREL e al non assoggettamento al bail-in dei titoli emessi prima del gennaio 2016.

Roma, 23 maggio 2017