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Storia

Nel 1905 nasce la Federazione Italiana delle Casse Rurali, che si impegna nella formazione di numerose federazioni locali.

 

Indice

1. Introduzione

2. Le BCC dal 1883 ai nostri giorni

3. Le tappe del cambiamento

4. Alla ricerca delle nostre radici: una breve storia delle quattro Casse

 

 

Introduzione

La BCC dei Comuni Cilentani è il risultato della fusione (avvenuta nel 2000) della BCC dell’Alento di Casal Velino Scalo, BCC di Castellabate, BCC di Copersito Cilento e la BCC “Civitella” di Moio della Civitella. Tali società cooperative erano nate con lo scopo, di facilitare l’accesso al credito alle fasce umili delle popolazioni rurali, soprattutto agricoltori ed artigiani. L’impronta sociale fornita da tali origini si è mantenuta nel tempo, sia pure in un contesto economico e sociale radicalmente trasformatosi negli ultimi anni. Ciò risulta evidente dalla missione della BCC dei Comuni Cilentani, che è la raccolta del risparmio e l’esercizio del credito nelle sue varie forme, da esercitarsi nelle zone di competenza, in modo da “favorire i soci e gli appartenenti alle comunità locali nelle operazioni e nei servizi di banca, perseguendo il miglioramento delle condizioni morali, culturali ed economiche degli stessi e promovendo lo sviluppo della cooperazione e l’educazione al risparmio e alla previdenza”.

In particolare la BCC vuole essere al servizio dello sviluppo della piccola e media imprenditoria locale, sia con specifici prodotti e servizi, sia con validi strumenti consulenziali. Nello svolgimento della sua attività, la Banca si ispira ai principi cooperativi della mutualità senza fini di speculazione privata. Tali principi sono stati compiutamente espressi nella Carta dei Valori dei Credito Cooperativo, dai quali la BCC dei Comuni Cilentani trae i criteri per orientare le sue strategie ed il suo operato. Da sempre il suo stile è improntato alla consulenza ed al dialogo con il cliente. Potendo contare su un personale che opera con professionalità, cordialità ed entusiasmo. Questo è il nostro servizio in più, che ci consente di instaurare un vero e proprio rapporto di fiducia con la clientela.

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Le BCC dal 1883 ai nostri giorni

È questo l’arco temporale di oltre un secolo nel corso del quale si è svolta la storia delle Casse Rurali diventate, in tempi più recenti, Banche di Credito Cooperativo (BCC).

A Loreggia, in provincia di Padova, nel 1883, fu fondata la prima Cassa Rurale. Ne fu l’artefice Leone Wollemborg, studioso di problemi economico-sociali e uomo politico.

L’iniziativa fu ispirata dal pensiero e dal’opera di F.W. Raiffeisen che, qualche decennio prima, si erano diffusi in Germania.

Durante una dura carestia che colpì la Germania nel 1847, Raiffeisen si rese promotore di iniziative filantropiche e, in seguito, nel 1862, fondò in Anhuasen la “Cassa Sociale di Risparmio e Credito”, applicando il metodo che costituisce la guida per tutto il movimento che successivamente si sviluppò in Germania e negli altri stati europei.

Con l’emanazione nel 1891 dell’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII, che esortava i cattolici ad intraprendere iniziative concrete in campo economico per stimolare lo sviluppo dei ceti rurali e del proletariato urbano, prende avvio un vasto processo di nascita e diffusione delle Casse Rurali in diverse regioni italiane.

Il pensiero e le opere di Raiffeisen furono dominati da un cristianesimo operoso, da una profonda religiosità, solidarietà e amore per il prossimo. In altri termini cooperazione e mutualità, collaborazione e reciproco aiuto, senza fine di lucro. Questo, dunque, il terreno ideologico in cui affondano le radici del nostro movimento. Questa ne è la filosofia, l’idea guida, il costante impegno operativo.

Nel 1905 nasce la Federazione Italiana delle Casse Rurali, che si impegna nella formazione di numerose federazioni locali.

Dal 1936 la Federazione è affiancata dall’Ente nazionale delle Casse Rurali Agrarie ed enti Ausiliari.

Nel 1944 la Federazione, a seguito di un’ordinanza, viene sciolta. L’anno successivo viene varato il testo unico sulle CRA – Casse Rurali ed Artigiane – dove vengono definite come società cooperative aventi per oggetto principale “l’esercizio del credito a favore di agricoltori e del credito a favore di artigiani, congiuntamente e disgiuntamente”.

Nel 1950 viene costituita la Federazione Italiana (federcasse) che, dopo la liquidazione dell’Ente Nazionale delle Casse Rurali Agrarie ed ento Ausiliari avvenuta nel 1979, è oggi l’unico organismo di rappresentanza del Credito Cooperativo.

A partire dagli anni 60 prende avvio un periodo di intenso sviluppo del movimento: nel 1963 viene fondato l’ICCREA – Istituto centrale delle CRA – , mentre nel 1978 viene costituito il Fondo di Garanzia dei Depositanti, primo esempio in Italia di un organismo di autotutela delle banche e, indirettamente, degli interessi dei depositanti.

È storia di oggi il processo di razionalizzazione del movimento di Credito Cooperativo avvenuta attraverso la trasformazione del gruppo in sistema.

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Queste le tappe del cambiamento:

– nel 1993 a Sanremo, in occasione dell’XI Convegno Nazionale delle Casse Rurali ed Artigiane, vengono poste le basi per la nascita della capogruppo di impresa delle BCC: Iccrea Holding Spa;

– nel 1999 a Riva del Garda, dove si svolge il XII Convegno Nazionale, viene presentato un articolato progetto di riforma dei versante associativo.

È in questa occasione che vede la luce la “Carta dei Valori del Credito Cooperativo” che raccoglie i principi distintivi dell’identità delle BCC.

Le Banche di Credito Cooperativo sono società cooperative senza finalità di lucro, dove si vive la rara esperienza della democrazia economica in una logica di imprenditorialità.

II loro obiettivo è quello di favorire la partecipazione alla vita economica e sociale, di porre ciascun socio nelle condizioni di essere, almeno in parte, autore del proprio sviluppo come persona.

Sin dalla nascita, le Casse Rurali ed Artigiane hanno mantenuto uno strettissimo rapporto con il territorio di riferimento, intrecciando la propria storia con quella delle comunità, tanto da conquistarsi a pieno titolo l’appellativo di “banca locale”.

Le Banche di Credito Cooperativo, per non perdere i vantaggi legati alla piccola dimensione, si sono strutturate in un sistema nazionale che prende il nome di Credito Cooperativo e che si articola su due versanti, uno associativo uno imprenditoriale volti ad assicurare l’integrazione, le sinergie e le economie di scala tra e per le singole aziende.

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Alla ricerca delle nostre radici: una breve storia delle quattro Casse.

La BCC dei Comuni Cilentani è istituzione recente, avendo compiuto appena cinque anni di vita. Ma, pur così giovane, ed orgogliosa della sua fresca identità, viene da una storia lontana, affonda le radici nella tradizione e nei costumi della gente, alla quale appartiene. Andando per i paesi, ascoltiamo con rispetto i Soci più anziani parlare con passione degli sforzi sostenuti per creare la “propria” Cassa, quella che avrebbe rappresentato gli interessi della comunità.

Non era agevole vincere le diffidenze; si doveva conquistare, con la sobrietà dei comportamenti, la fiducia dei concittadini, per convincerli a partecipare alla costruzione di quelle realtà amicali che, poi, presero il nome di “Casse Rurali” dell’Alento, di Castellabate, di Copersito, di Moio della Civitella. Di quelle origini, andiamo fieri. Amando con passione il nostro presente, ed il nostro futuro, che si identifica con la “Comuni Cilentani”, amiamo pure ricordare il recente passato, del quale vogliamo conservare la memoria. In occasione del Convegno, che celebra una Banca stabile e radicata sul territorio, ci piace tracciare un breve profilo delle quattro realtà di provenienza, cominciando dalla più antica, quella di CASTELLABATE le cui origini si perdono addirittura all’inizio del secolo scorso. La sua fondazione può riferirsi infatti al lontano 1915, allorché venne fondata la “Cassa Agraria di Prestiti di S. Maria di Castellabate”.

Le motivazioni che spinsero i primi Soci, possono riassumersi nella necessità di ricercare in loco le risorse per affrontare la vita quotidiana di una zona, allora abbastanza isolata rispetto al capoluogo della Provincia. Le difficili condizioni socio-economiche del comprensorio e la distanza, anche geografica, da Salerno, indussero i promotori a creare un seppur limitato mercato finanziario, alle cui risorse potesse attingere la popolazione rurale. Sul funzionamento della banca, che costituì una forte novità ed un’ancora di salvezza per i contadini ed i pescatori dell’epoca, abbiamo interpellato qualche meno giovane, ma lucidissimo abitante di Castellabate.

Abbiamo appreso così che la Cassa operava modesti interventi, specie a favore dei contadini del luogo, per l’acquisto del bestiame, delle sementi, delle attrezzature agricole. Ci piace pensare che non sia mancato, tra i beni finanziati, qualche gozzo, sul quale potessero prendere il largo gli arditi marinari cilentani. Una attività minima, che apriva uno spiraglio a quanti non potevano, per limitate dimensioni aziendali e mancate conoscenze personali, ricorrere alle strutture del capoluogo di Provincia.

L’impresa proseguì la sua attività, attraversando le procelle delle due guerre e ponendosi come unica opportunità di credito di carattere locale. Bisognerà arrivare al 17 aprile del 1972, allorché avvenne la trasformazione della antica Cassa nella C.R.A. di Castellabate che, tuttavia, non poteva ancora rivolgersi a terzi, non essendo iscritta nell’Albo delle Aziende di Credito. A quella data, era Presidente Giuseppe Di Sessa, del quale si ricordano la tenacia e l’impegno nel promuovere il decollo della iniziativa. Al Di Sessa subentrò, nel 1977, l’Avvocato Pippo Capezzuto, che per oltre un ventennio si è identificato con la BCC, tanto da averla presieduta sino al momento della fusione.

Nel 1979 era intanto arrivata la sospirata autorizzazione all’iscrizione all’Albo, propedeutica alla piena operatività. Con la guida del Capezzuto, la Cassa intrecciò allora rapporti anche con i non Soci, assumendo un ruolo più importante e partecipando alla crescita della intera Comunità di Castellabate. Bisogna sottolineare che il gruppo dirigente della nuova CRA riuscì ad esprimere un senso di appartenenza al mondo delle cooperative molto più accentuato, rispetto ad analoghe iniziative del Mezzogiorno. La Cassa fu infatti tra quelle che costituirono la Federazione Campana; volle acquisire partecipazioni in quasi tutte le società di prodotto del movimento regionale e nazionale; dimostrò quindi di avere un respiro, che la portava ben oltre i ristretti confini del territorio provinciale.

Effettuiamo un salto di un ventennio ed incontriamo una testimonianza della filosofia del “fare”, che aveva sempre contraddistinto la dirigenza: alla fine degli anni novanta, venne acquisita e ristrutturata, con gusto ed eleganza, la prestigiosa sede che affaccia sulla passeggiata di Corso Matarazzo, sede che, ancor oggi, è senza dubbio la più bella tra le Filiali di cui dispone la “Comuni Cilentani”. Il resto, è storia recente.

Nel 2000 la Cassa confluì nella nuova Banca, portando in dote circa 600 Soci, due sportelli (S. Maria ed Agnone), una raccolta diretta di 26 milioni di Euro, una “indiretta” di quasi 5 milioni, impieghi per nove milioni, un Personale disponibile e fedele. E, quello che più conta, un legame preferenziale con l’area presidiata. Sono oggi espressione dal comprensorio tre apprezzati Consiglieri: Paolo Ianni, Guerino Camperlingo ed Ezio Toti, che stanno profondendo, nel loro incarico, un grande impegno professionale, per la valorizzazione dell’area di provenienza e dell’intera BCC.

Subito dopo aver parlato di Santa Maria, per motivi di “anzianità” viene il momento di: COPERSITO.

È stata una Cassa che, prendendo le mosse dalle alte rocche del Cilento interno, riuscì, negli anni ottanta, a planare sino alla costa, presidiando Agropoli ed il comprensorio industriale di Mattine. Un volo ardito, per chi era partito un ventennio prima dalla piccola sede di Sant’Antuono, ridente borgata di Torchiara. La fondazione della Cassa era avvenuta infatti nel febbraio 1963 ad iniziativa di 33 Soci, capitanati (è il caso di dirlo, visto il grado rivestito) dal Colonnello Giuseppe De Vita, che ne fu il primo Presidente. Qualche mese dopo, subentrò nell’incarico il Prof. Armando Di Bartolomeo, che ricoprì la carica sino all’aprile del 1980. A differenza d’altri, consimili enti, la banca fu immediatamente attiva a tutto campo, operando sia con i Soci che con i terzi, diventando un importante interlocutore per gli abitanti della zona.

La mission esplicita della Cassa fu quella di accompagnare specialmente gli artigiani ed i coltivatori diretti; a queste categorie veniva riservato, per Statuto, l’80% dei crediti erogati. Questa prescrizione caratterizzò la vita dell’iniziativa, determinandone un radicamento sociale che non trova uguali nel comprensorio cilentano.

Una leggenda metropolitana (non troppo lontana dalla realtà) racconta che, in un determinato periodo della sua storia, la somma dei prestiti agli artigiani, fatta registrare dalla “Copersito”, fosse addirittura superiore a quanto erogato, nel comparto specifico, dal Banco di Napoli. Se pure questa fosse una orgogliosa sopravvalutazione del proprio ruolo, resta il fatto che l’attività generosa della “Copersito” aprì un varco per quanti non potevano, per le loro limitate dimensioni, ricorrere alle strutture creditizie di Salerno.

In questa schietta vocazione alla solidarietà cooperativa, trova il suo fondamento l’accentuata fidelizzazione dei cittadini alla propria Cassa. Le cose andavano così bene, che ai primi degli anni ottanta fu acquisito uno stabile in Piazza Andrea Torre di Copersito, successivamente abbattuto e ricostruito per adeguarlo alle finalità previste. La sede, bella e funzionale, fu inaugurata nel 1984, con grande orgoglio dei Soci.

Nell’aprile 1980, al Prof. Di Bartolomeo subentrò il Prof. Raffaello Gargano, figura esemplare per attaccamento alla compagine sociale, che restò al timone sino al 9 maggio 1999. Una volta accettato il principio della “fusione a quattro”, toccò al suo successore, il Dott. Mario Di Menza, il compito delicatissimo di traghettare l’antica Cassa verso l’ambiziosa nuova istituzione. Si trattava di abbandonare – e non fu cosa da poco – la conosciuta rotta di casa, per avventurarsi in un disegno ampio e complesso, e perciò ancora irto d’incognite.

Al Prof. Gargano, ed allo staff di Consiglieri degli anni ottanta, va reso il merito di quella crescita dimensionale e dell’espansione registrata in un ventennio, che vide la non facile battaglia per superare qualche fuoco di sbarramento opposto al progetto di apertura dello sportello di Agropoli. A tale Filiale, seguirono le ulteriori succursali di Mattine e di Sessa. La Cassa assunse così la configurazione definitiva, ereditata dalla nuova struttura.

Nella “Cilentani”, Copersito portò in dote quasi novecento Soci, quattro agenzie, una raccolta diretta di circa 75 milioni d’Euro, una “indiretta” di 46 milioni, impieghi per 29 milioni, un Personale preparato e solerte.

Nell’attuale Consiglio, sono espressione della zona gli apprezzati Signori Lucio Alfieri, attuale Vice Presidente, Andrea Farro e il già menzionato Mario Di Menza, che dedicano alla “Cilentani” la stessa dedizione che avevano riservato, in passato, alla “Copersito”.

Passiamo ora alla BCC di MOIO DELLA CIVITELLA che iniziò ad operare nel 1985. Se Copersito, partendo dalla periferia, aveva conquistato il centro del suo territorio, Moio sfidò a sua volta con successo una regola non scritta, ma pur sempre vigente. Una cittadina con meno di duemila anime, riuscì infatti non solo a costituire la “sua” banca, ma anche ad espandersi nella vicina, più grande Vallo della Lucania, coprendo una zona che comprendeva inoltre Campora, Cannalonga, Ceraso, Gioi, Novi Velia e Salento.

La “Cassa” diede ossigeno ad un’area dimenticata dalle grandi banche e dalla mano pubblica, ponendosi come unico e fondamentale punto di riferimento per quanti volessero iniziare od ampliare un’attività. Non si può sottacere che la sua presenza contribuì a creare lavoro su un territorio povero d’opportunità, ed aiutò ad imprimere un colpo decisivo al grave fenomeno dell’usura.

Agricoltori, artigiani, commercianti, devono la loro tranquillità e le fortune attuali all’azione lungimirante e solidale della Banca. Il senso di appartenenza tra i Soci è infatti molto accentuato, e la Cassa venne vissuta come legame familiare, non solo come luogo d’affari. Il forte spirito identitario nacque pure da qualche vicissitudine, superata con volontà e coraggio.

Nel marzo del 1996, con una decisione molto contestata dai fedelissimi Soci e dagli Amministratori, la Banca d’Italia dispose infatti il commissariamento della piccola, ma già consolidata istituzione. Appena un anno dopo, si dovette fortunatamente ammettere che non c’era stata la paventata “cattiva gestione”, e la Banca ritornò in campo con pienezza di diritto, pronta a rifare con entusiasmo la sua parte per lo sviluppo del Cilento. Tra i suoi principali esponenti, vanno citati almeno i Presidenti : il compianto Ing. Angelo De Vita, il Prof. Antonio Troncone,il Prof. Oris Valletta, il Dott. Bartolomeo Troncone, il Prof. Angelo Ruggiero. Il resto, è storia recente.

Nel 2000 la Cassa di Moio della Civitella è confluita nella “Comuni Cilentani”, portando in dote oltre 40 milioni di Euro di raccolta diretta, 13 di “indiretta”, 12 di impieghi “vivi”, due sportelli, un Personale vivace e disponibile. Dopo le ultime elezioni, siamo debitori verso il comprensorio dell’operosità responsabile di parecchi nostri Consiglieri e Sindaci. Anche per la loro sollecitazione, a maggio del 2005 è stata inaugurata la nuova sede di Vallo, che ha conferito una maggiore visibilità alla Banca su un territorio dalle interessanti potenzialità. La “delegazione” ex Moio comprende l’Avv.Romano Ruggiero, Vice Presidente Vicario, Matteo Ruggiero e Maurizio Pilerci, Consiglieri, il Dott. Luciano Carlone, Presidente del Collegio Sindacale, con l’altro Sindaco Antonio Palladino.

Da ultima, ma solo per la sua più giovane età, troviamo la BCC DELL’ALENTO che nel 1985, anno della sua fondazione, andò a presidiare un vasto bacino d’utenza, solcato dal fiume da cui prese il nome. Partendo dal maestoso monte Stella, il territorio d’influenza si distende sotto lo sguardo benevolo della Madonna dell’omonimo Santuario, per spingersi sino al mare di Casal Velino ed Ascea. I 199 Promotori, in prevalenza agricoltori, avevano intuito che una cassa rurale – con la sua caratteristica di servire i Soci in maniera personalizzata e solidale – avrebbe rappresentato un fattore propulsivo e di coagulo dei Comuni che costituivano l’area d’interesse della costituenda azienda.

La nuova istituzione incontrò subito successo in una serie di località, quali Castelnuovo Cilento, Vallo della Lucania, Salento, Casal Velino, Ascea e Ceraso, diventando un interlocutore abituale per buona parte della popolazione. In un secondo momento, dopo l’apertura dell’Agenzia di Ascea, la competenza si estese anche su Pisciotta e San Mauro la Bruca. Il primo ed unico Presidente (durato in carica sino alla fusione tra le quattro BCC) fu l’Avv.Alfonso Orlando, coadiuvato da eminenti Consiglieri, alcuni dei quali sono ancora presenti, a vario titolo e con ruoli di responsabilità, all’interno della nostra compagine (Ermido Leoni, con Sergio Morinelli, ed Attilio Leoni, questi ultimi due nostri apprezzati Consiglieri in carica).

Partendo dal capitale iniziale di 218 milioni, la “Alento” attraversò i suoi quindici anni di vita societaria svolgendo una attività intesa al miglioramento del tessuto economico della zona, favorendo l’artigianato, l’agricoltura ed il turismo. Nel periodo in esame, rappresentò un punto costante di riferimento per la clientela e, come per Moio, costituì un’efficace e trasparente risposta alle necessità di crescita della microimprenditoria locale. Abbiamo accennato che nel 1994 fu aperta l’Agenzia di Ascea, per assistere meglio la componente economica legata al fenomeno del turismo.

All’Alento va riconosciuta una particolarità, abbastanza rara per quel tempo: per quanto a nostra conoscenza, fu la prima Banca delle nostre parti ad essere diretta da una rappresentante del gentil sesso, la Signora Carolina Attanasio, che durò nell’incarico per lungo tempo, con piena stima da parte dell’utenza. Per inciso, l’ultimo Direttore fu invece il Collega Dott.Domenico Amato che, proprio di recente, ha lasciato la “Comuni Cilentani” per assumere la guida della BCC di Sassano.

Nel 2000, deliberata la “fusione a quattro”, l’Alento portò in dote 20 milioni di euro di raccolta diretta ed 11 milione di euro di impieghi netti e due sportelli, con otto validi Dipendenti, che contribuiscono tuttora con professionalità ed orgoglio alla nuova mission della “Comuni Cilentani”.

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