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La Comuni Cilentani per la Cultura. Al via i Giardini Letterari 2014

Pubblicato il 8 giugno 2014 alle 18:01
 
 

La nostra banca accanto alla cultura e agli eventi che animeranno la stagione estiva 2014.

Vi segnaliamo gli appuntamenti di GIARDINI LETTERARI 2014

I giardini letterari sono una formula innovativa di fare cultura. L’Associazione Cilento Domani Arte e Cultura Mediterranea attraverso la sua videobiblioteca “Archivio della Fotografia Mediterranea” e la rivista Dragut propone ogni anno in giardini privati la presentazione di alcuni autori. Giunta al quinto anno, la manifestazione ha già avuto riconoscimenti e consensi di pubblico.

Si dice dei giardini: ”Belle serate in cui titoliamo “provocatori di conoscenza”, belle persone, curiose e cordiali interlocuzioni tra autori e pubblico, lontani da tavoli e presentazioni accademiche, in confronto diretto, un grande arricchimento collettivo. Qualche spunto ironico perchè la cultura sia anche allegria, saper stare insieme, vivere il momento come unico e coinvolgente”

> 11 GIUGNO ore 18:00 – Il primo incontro promuove la lettura di TAVOLE FEDERICIANE di Gaetano Ricco che sii terrà in via G.B. Riccio n.4 a TORCHIARA (SA): il Giardino di Seshat.

> 5 LUGLIO ore 18:30 – con il Giardino dei Fringi alle  in Località Colle della Laura Torchiara (SA) con il testo di Gabriella Steindler Moscati LA LIBERTA’ SI CHIAMA JAIPUR, dalle leggi razziali alla corte del Maharaja, narra le vicende di un ebreo italiano nella II guerra mondiale.

Gabor Dessau, esperto di mineralogia ed ebreo, si trova nella surreale condizione di “impiegato” per l’esercito italiano in Eritrea: abbastanza italiano per essere aggregato all’esercito, ma non abbastanza, considerate le leggi razziali, per fare il soldato. Gabor opera in una specie di deserto dei Tartari, facendo i conti con gli ordini contraddittori delle autorità militari, che nel momento più drammatico lo lasciano solo. Tanto è assurda la situazione quanto è ammirevole la dedizione con la quale egli s’impegna nella cura degli strumenti del proprio lavoro, sino all’ultimo. Inevitabile la cattura: non abbastanza italiano per essere soldato, lo sarà a sufficienza per essere prigioniero degli Inglesi. Gabor sarà salvato dalla propria scienza e dal lavoro e, come sempre accade, dall’incontro con qualcuno che crede in lui. Diventa l’esperto minerario del Maharaja di Jaipur, la meravigliosa “città rosa”. In questi avvenimenti echeggia qualcosa di molto antico, raccontato nel testo biblico, nella Torah, cioè l’episodio di Giuseppe figlio del patriarca Giacobbe, venduto come schiavo dai fratelli e poi assurto agli onori della Corte egizia. La vicenda narrata non è frutto di fantasia, bensì vita vissuta. L’autrice ha potuto ricostruire questa storia attraverso i diari, le lettere e altri documenti che ha trovato nella casa dei nonni a Perugia. I fatti esposti sono stati esaminati e verificati alla luce di fascicoli già “top secret” e di testi scoperti in Biblioteche e Archivi: a Londra e a Richmond, a New Delhi e a Jaipur, e anche a Gerusalemme.

Gabriella Steindler Moscati è nata in Israele da genitori cittadini italiani e si è formata in questi due ambiti culturali. Ha studiato all’Università degli Studi “L’Orientale” di Napoli, alla Bar-Ilan University in Israele ed è stata Fulbright Scholar alla “University of California” a Berkeley. Attualmente è Professore associato di Lingua e letteratura ebraica moderna e contemporanea a “L’Orientale” di Napoli, dove vive. Ha pubblicato molti saggi di letteratura israeliana anche in volumi inglesi, americani ed israeliani.

> 26 LUGLIO ore 18:30 in piazza Garibaldi n.34 a Rocca Cilento (SA) ci terrò il Giardino della Preola con il testo di Giulia Cannada Bartoli GUIDA ALLE TRATTORIE DU NAPOLI.


La prima storica guida a 50 trattorie e osterie tradizionali di Napoli con la soglia di prezzo a venticinque euro. Un lavoro di ricerca durato quasi tre anni, vicolo dopo vicolo, quartiere per quartiere, completo di indirizzi, numeri di telefono, giorni di chiusura, ferie e siti internet. Percorsi appassionanti nelle viscere della città, in luoghi dimenticati o improbabili, sedi di locali con almeno cinquant’anni di storia alle spalle; fatica e passione fortunatamente tramandate di generazione in generazione. Un lento e gustoso viaggio nei luoghi, quartieri, vicoli, piazze e monumenti alla riscoperta di una Napoli fatta di persone e di sapori che stanno scomparendo. Nessun cedimento al folklore o all’iconografia popolare, bensì un lavoro approfondito fatto di giorni a contatto con i titolari e la clientela delle trattorie, per fissarne i gusti, le ricette, l’atmosfera e, non ultima, l’umanità. La pubblicazione non fa classifiche e non assegna punteggi perché si distacca dall’accezione generale del termine ‘guida’, avvicinandosi al senso del viaggio nella tradizione della cucina popolare partenopea. Ed ecco i ragù di eduardiana memoria, la genovese, la parmigiana di melanzane, il gattò di patate, le minestre azzeccose con i legumi, la mozzarella in carrozza, il baccalà in mille modi, le alici fritte, le salsicce e friarielli, le polpette al sugo e tanto altro ancora, come le ‘graffine’ fritte con fecola di patate, quelle che riportano all’infanzia. Dal web lucianopignataro.it alla carta, con foto, testi storici e leggende popolari. In appendice una raccolta di ricette della tradizione gastronomica delle osterie partenopee.

Laurea in giurispudenza, master in commercio internazionale, funzionario dell’Istituto per il commercio con l’Estero a Napoli per due anni, export manager di un’azienda storica nel campo dell’artigianato del corallo e dei cammei per otto, donna del vino, sommelier degustatore ufficiale, componente della Condotta Slow Food Napoli, giornalista e blogger, consulente per la comunicazione e l’organizzazione di eventi, convinta sostenitrice di un mondo più equo e sostenibile.
Si chiama Giulia Cannada Bartoli, è nata nel 1963, è una donna del Sud, e se le chiedi chi sono i suoi maestri ti risponde senza esitazione Luigi Veronelli e Enrico Berlinguer.
Donne così fanno bene al Sud, alla sua storia e al suo futuro. Giulia ha da poco scritto un libro, Guida alle trattorie di Napoli. . Storie, luoghi e ricette della tradizione napoletana (Edizioni dell’Ippogrifo), tu ti aspetti di trovare una guida, come suggerisce il titolo, e invece trovi il racconto di una Napoli che c’è, esiste, è fatta di persone autentiche, donne e uomini che provano piacere a fare bene il loro “nobile” lavoro, dar da mangiare alle persone, e che perciò non sono ossessionati dalla necessità di fare soldi, non sparagnano (risparmiano) sulle semplici materie prime, cucinano, come racconta l’autrice, “pasta in tutti i modi della tradizione, parmigiane di melanzane, polpette, braciòle, frittate, baccalà, trippa”, e se volete qualcosa che non c’è nel menù quasi sempre vi accontentano lo stesso, perché molte delle trattorie raccontate da Giulia “si trovano nei pressi di famosi mercati rionali a cielo aperto e basta uscire un attimo per soddisfare il desiderio del cliente”.
E’ così, racconta ancora l’autrice, che “poco alla volta ho scoperto una Napoli diversa, ho ritrovato la cucina della memoria, ho avvertito il bisogno di approfondire e inquadrare la storia di tanti quartieri della mia città che non conoscevo, raccontando e descrivendo piazze, vicoli, chiese e monumenti”.
Perché sì, questa guida che non è una guida “si propone, attraverso racconti e leggende del passato, di descrivere le singole trattorie (l’ambiente, le persone, le pietanze) nel proprio contesto storico e socio-culturale. Il legame fra le trattorie, la vita di quartiere e quella dei clienti, quasi sempre abituali, è strettissimo”.
Perché “a Napoli, come in poche altre città, c’è ancora l’usanza dell’asporto del ‘cucinato’: mamme in difficoltà, impiegati, operai, vengono qui a comprare porzioni del menù del giorno, invece di rovinarsi la salute in fast food o in rosticcerie improvvisate. Ho

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