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Rinegoziazione mutui

La rinegoziazione ai sensi dell’art. 3 del d.l. 27 maggio 2008, n. 93, convertito in l. 24 luglio 2008 n. 126, e della Convenzione del 19 giugno 2008 tra ABI e MEF, costituisce uno strumento aggiuntivo e non sostitutivo di una gamma più ampia di opportunità, fra le quali la possibilità di avvalersi della “portabilità” del mutuo.
Presupposti per la rinegoziazione:
– mutui a tasso variabile e a rata variabile per tutta la loro durata,
– stipulati o accollati, anche a seguito di frazionamento, fino a tutto il 28 maggio 2008,
– finalizzati all’acquisto, alla costruzione e alla ristrutturazione dell’abitazione principale (che è quella in cui il proprietario o il coniuge o i parenti entro il terzo grado o gli affini entro il secondo grado hanno la residenza);
– possono usufruirne anche i debitori inadempienti, purché non sia intervenuta la risoluzione del contratto di mutuo.
Funzione economica:
La rinegoziazione determina il passaggio da una rata variabile ad una rata di importo fisso, normalmente di ammontare inferiore rispetto a quello attualmente pagato, ricalcolato secondo i criteri sotto indicati, salvo l’eventuale prolungamento della durata e l’aumento del debito reale.
Come si ottiene:
Entro tre mesi dal ricevimento della proposta da parte della Banca (indicativamente, entro e non oltre la fine di novembre 2008), il cliente, con gli eventuali terzi garanti, deve recarsi presso la propria filiale per formalizzare l’operazione.
L’intera operazione è esente da imposte e tasse; il cliente non sostiene alcun costo amministrativo, ivi incluse commissioni bancarie, conseguenti all’operazione medesima, per tutta la durata residua del mutuo.
Struttura e disciplina:
– a decorrere dalla prima rata in scadenza successiva all’1 gennaio 2009, la rata attuale viene sostituita da una nuova, normalmente di ammontare inferiore, ricalcolata applicando all’importo originario concesso a mutuo il tasso dato dalla media aritmetica semplice dei tassi di ammortamento del 2006 ovvero, nel caso di mutuo stipulato, rinegoziato o accollato dopo il 31.12.2006, sulla base dei parametri utilizzati per la determinazione della prima rata di ammortamento successiva alla stipula, all’accollo o alla rinegoziazione;
– tale importo rimane fisso per tutta la durata del mutuo;
– la differenza tra l’importo della rata dovuta secondo il piano di ammortamento inizialmente previsto e quello della rata ricalcolata con la rinegoziazione viene addebitata, insieme alle rate scadute e a quant’altro maturato alla data di rinegoziazione, su un apposito conto di finanziamento accessorio, su cui maturano interessi;
– il medesimo viene alimentato dagli importi a debito e a credito del debitore conseguenti all’andamento del tasso variabile originariamente previsto;
– qualora il debito del conto accessorio risulti interamente rimborsato a seguito degli accrediti effettuati, il rimborso del mutuo dovrà avvenire seguendo il piano di ammortamento più favorevole per il cliente tra quello inizialmente pattuito e quello rinegoziato;
– l’eventuale debito risultante dal conto di finanziamento accessorio alla data di scadenza del contratto di mutuo determina la necessità di predisporre un ulteriore piano di ammortamento per la totale estinzione di quanto dovuto;
– il relativo rimborso deve avvenire sulla base di rate fisse, di importo pari all’ammontare della rata risultante dalla rinegoziazione, comprensive di capitale e di interessi;
– le garanzie già iscritte permangono fino alla totale estinzione di quanto dovuto;
– restano ferme tutte le clausole del contratto di mutuo non espressamente derogate dalla rinegoziazione, compresa la clausola risolutiva espressa e la decadenza dal beneficio del termine.

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